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Come superare l’autolesionismo

Autolesionismo: Cos’è

“Non riuscivo a controllare l’angoscia. Poi ho trovato qualcosa che ero in grado di controllare: il dolore fisico… Quando ero agitata, mi facevo dei tagli. Era il mio modo di piangere. Dopo mi sentivo meglio”

Sono tantissimi i medici che dichiarano che il fenomeno dell’autolesionismo è in aumento non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti. Si tratta di un problema che terrorizza i genitori, lascia perplessi i consulenti scolastici e rappresenta una vera sfida per i medici. Il fenomeno dell’autolesionismo porta chi ne soffre a procurarsi ferite, tagli profondi, contusioni o altri tipi di ferite.

Autolesionismo: Come nasce – Cause

Il problema dell’autolesionismo varia da un soggetto all’altro. Gli autolesionisti non sono tutti uguali. L’autolesionismo è meno frequenti nei bambini e negli adulti, molto più ricorrente tra le adolescenti femmine, ma si riscontra anche tra i maschi. Normalmente tra le cause dell’autolesionismo ci sono problemi psicologici come: scarsa autostima, emarginazione, senso di solitudine, senso di impotenza, paura, difficoltà ad appoggiarsi emotivamente agli altri. L’autolesionista ha sempre una profonda ferita a livello emotivo.

L’autolesionismo può essere anche l’effetto secondario di un’altra malattia come: disturbo bipolare dell’umore, depressione, disordine alimentare o stato ossessivo-compulsivo. Alla base di molti casi di autolesionismo c’è una persona che ha vissuto un’infanzia infelice, venendo duramente maltrattata o totalmente ignorata.

Il dolore emotivo diventa così forte che per l’autolesionista l’unica soluzione appare quella di farsi del male. Com’è possibile? È stato fatto un esempio: recandoci dal dottore per farci un’iniezione, ci diamo un pizzicotto nell’altro braccio per distrarci e non sentire l’ago. L’autolesionista fa qualcosa di simile, ma in maniera più grave. Ferendosi a livello fisico si distrae dal grande dolore che prova a livello emotivo e mentale. Una ragazza ha definito il procurarsi delle ferite come un rimedio contro le sue paure. Quasi tutti gli autolesionisti provano particolare difficoltà nel parlare delle proprie inquietudini con altre persone. Chi vive attorno a loro, genitori, amici o compagni di lavoro, è solitamente inconsapevole di ciò che accade all’autolesionista.

Per l’autolesionista procurarsi delle ferite è un modo come un altro per affrontare lo stress. C’è chi lo fa a livello giornaliero, chi saltuariamente. C’è chi si procura tagli con delle lamette (il cosiddetto cutting), chi arriva al punto di infliggersi punizioni fisiche come versarsi acqua bollente addosso, stare all’aperto seminudi, stare senza mangiare, strapparsi i capelli o procurarsi lividi. Alcune persone praticano ciò come forma di autodisciplina estrema, o comunque per manifestare l’odio che nutrono verso se stessi, il senso di colpa e la disapprovazione verso il proprio essere.

Autolesionismo: Come smettere?

Come affrontare il problema dell’autolesionismo? Come aiutare chi ne soffre a venirne fuori? E’ bene sapere che ciò è possibile, dato che normalmente l’autolesionista non vuole morire, ma semplicemente alleviare un dolore emotivo. Per lui l’autolesionismo è un semplice salvagente che usa per non affondare più in basso nel dolore. Se sei un autolesionista sappi comunque che non sei solo: puoi affrontare questo problema e uscirne, come molti altri hanno fatto. Il sollievo che ottieni con l’autolesionismo infatti dura poco, prima o dopo i problemi si ripresentano, e con essi la necessità di lesionarti nuovamente. E’ molto meglio risolvere il problema alla radice, trovando modi più funzionali e risolutivi per affrontare la frustrazione.

Il primo passo per superare la autolesionismo è cercare di capire il motivo per cui ci si sente spinti a farsi del male. Può trattarsi di un’abitudine nervosa o alla base ci può essere un profondo senso di colpa o un certo tipo di stress. Chiediti: Perché lo faccio? A cosa penso quando provo l’impulso di farmi del male? È per la situazione angosciante che sto vivendo a motivo della famiglia o degli amici? Farsi queste domande introspettive e scoprire le risposte può aiutarci a individuare le cause del nostro male, è quindi la prima base per imparare a combatterlo.

“La vera svolta verso la guarigione l’ho avuta quando mi sono confidata con mia madre e mi sono rivolta a un medico”

Altro passo fondamentale e imparare a confidarsi con qualcuno di fiducia. Che si tratti dei genitori, di un amico fidato, di uno psicanalista, il fatto di confidarsi con qualcuno può offrirci il conforto di cui abbiamo bisogno. L’autolesionismo è un problema che va affrontato come si farebbe con la depressione. L’aiuto di un medico specialista e di persone che ci amano risulta assolutamente fondamentale per offrirci il supporto che necessita in questi momenti. Se ci dovesse risultare difficile parlare a voce, proviamo a farlo per lettera o per telefono. Confidarsi è il primo passo verso la guarigione più profonda, può offrirci lo stimolo che ci serve a non farci più del male.

“Un’amica mi ha spinto a confidarmi e dopo abbiamo cominciato a piangere tutte e due. E’ stato difficile aprirmi, ma sono contenta di averlo fatto”

E se hai una ricaduta? Ricorda che il vero successo non si misura da quante volte cadi, ma da quante volte ti rialzi. È importante non demordere. Una ricaduta è solo una momentanea battuta d’arresto, non un fallimento insuperabile. Quarda con fiducia al futuro, essendo consapevole del fatto che tantissime persone come te hanno superato il problema dell’autolesionismo. Quando ce la farai anche sarai felice e soddisfatta di te stessa, acquisendo più rispetto di te.

Autolesionismo: Come Aiutare altri a uscirne?

Come si può aiutare un amico o un familiare che si auto-lesiona? Dare aiuto a chi soffre di atuolesionismo può non essere facile, ma è possibile. La cosa fondamentale da fare è dimostrarsi dei buoni confidenti e ascoltatori. Come dice la parola stessa confidarsi implica fiducia, dimostriamoci quindi degni di fiducia, comportandoci da veri amici. Forse la prima reazione impulsiva potrebbe essere quella di sgridare o giudicare l’autolesionista, ordinandogli di smettere immediatamente, ma questo creerebbe solamente un’altra barriera.

“Scrivere un diario è stato per me terapeutico. Inoltre ogni volta che provo l’impulso a farmi del male telefono a un’amica comprensiva. È una lotta difficile ma ho imparato a superarla.”

Ci vuole molto tatto, perspicacia e pazienza per aiutare il nostro amico a uscire da questo problema. Occorre essere più pronti a udire che parlare. Spesso serve l’aiuto di un medico per aiutare davvero il nostro amico, ciò non toglie che la nostra presenza e incoraggiamento si rivelerà fondamentale per l’amico che soffre. Fategli sapere che siete al suo fianco e soffrite con lui. Non giudicatelo mai per come si sente. Ditegli che può contattarvi in qualsiasi momento in cui abbia bisogno.

Autolesionismo: Come aiutare un figlio che si autolesiona?

Se siete genitori di un figlio autolesionista potreste provare l’impulso a sentirvi in colpa, arrabbiati o sconvolti. In questo momento comunque, più che riflettere sulle proprie inadempienze, è importante concentrarsi sul ruolo positivo che si può avere nel recupero di vostro figlio. Incoraggiatelo a parlarvi apertamente e senza vergogna di ciò che lo affligge. Cercate di consolare vostro figlio parlandogli in maniera pacata e comprensiva, non cedendo alla tendenza ad arrabbiarvi.

Tieni un taccuino e annota tra qualità buone che possiedi. Quando vuoi tagliarti rileggile e meditaci su

Evitate toni accusatori. Ad esempio invece di dire: “Perché lo fai? Come genitori non ci meritiamo un dolore del genere! Non hai motivo di sentirti così!” dite “Immagino che non stai bene con te stesso. Cos’è che ti fa sentire così angosciato? Cosa posso fare per aiutarti quando ti senti così? Come possiamo colmare il divario tra di noi?”. Evitate di interrompere vostro figlio mentre si apre con voi. In seguito potrete aiutarlo ad acquisire un punto di vista più equilibrato di se stesso, magari incoraggiandolo a individuare i suoi lati positivi. Potreste suggerirgli di scrivere in un taccuino tre cose che gli piacciono di se stesso. Gli sarà utile rileggerle quando proverà l’impulso a ferirsi.

Altre strategie da attuare quando vorreste farvi del male è pensare a qualcosa di piacevole, focalizzando la mente su cose positive. Cercate attività che vi piacciano e vi coinvolgono, e dedicatevi ad esse. Si può trattare di camminare, preparare un buon pasto, disegnare o fare qualsiasi altra cosa che vi permetta di concentrarvi su qualche attività impegnativa.

“Un giorno ho deciso di confidarmi con mia madre. Credevo che mi avrebbe sgridato, sono invece rimasta stupita di quanto sostegno mi abbia dato. Dopo averle parlato mi sono sentita decisamente meglio. È riuscita a darmi ciò che volevo fin dall’inizio: amore.”

Autolesionismo e Depressione: Aiuto telefonico o telematico

Di seguito l’elenco di alcuni servizi di volontariato a risposta  telematica o telefonica, tutti servizi gratuiti, apartitici, aconfessionali e anonimi. Cercando su Google le parole “Associazioni di Aiuto” o “Telefono Amico + Tua provincia di appartenenza”, troverai diversi altri numeri utili.

  • Mens Sana : Tel. 0683390682
  • Telefono Amico Italia : Tel  199 284 284 ( Orari: 10:00-24:00 – Sostegno anche per mail scrivendo a Mail@micaTAI )
  • Telefono Amico CeViTA : Tel. 02 99 777
  • Telefono Amico Bologna : Tel. 0515 80098 (Orari: h 15:30-23:30)
  • Charlie Telefono Amico : Tel. 800 86 30 96
  • Internet Amico: Supporto via Mail da www.internetamico.net
  • Telefono Amico Imola :  Tel. 0542 28645
  • Telefono Amico Gay Lesbico Bologna : Tel. 051555661
  • Telefono Amico Ancona : Tel. 0731 59878
  • Telefono Amico Pesaro : Tel. 0721 33327

Vuoi raccontarci la tua esperienza di combattente contro autolesionismo o depressione? Puoi farlo commentando l’articolo o inviandoci una mail, aiuterai altri che lottano. Grazie.

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